Val Maremola Trail – Il Resoconto di Filippo Cantarini

Buona la prima
Val Maremola Trail, 28km 1600D+.
Prima gara del 2020, pochi km sui sentieri nelle gambe, ma tanta voglia di rimettersi il pettorale e rompere il ghiaccio.
Queste sono le premesse con cui mi sono approcciato a questa gara.
Non so cosa mi possa aspettare, non ho grandi riferimenti per capire il mio stato di forma e soprattutto non conosco il percorso, l’altimetria fa trapelare che possa essere corribile, ma nervoso.
In realtà non mi interessa particolarmente, voglio solo correre e vedere come va e infatti mi ritrovo, senza troppi pensieri, sotto quel dannato arco gonfiabile…3 2 1 VIA! La gara parte subito in salita, cerco di alternare la corsa alla camminata nei punti più ripidi, il cuore sale immediatamente, i primi sono già lontani. Ed inizia quella che sarà un pò la costante della prima parte di gara, un alternarsi di salite brevi e secche, tratti in piano in cui dover rilanciare la corsa, ma subito dopo una discesa, poi salita, poi discesa , poi piano e così via, cercando di tenere un ritmo continuo, invano. Però procedo, una discesa molto tecnica e sassosa intorno al 7°km mi fa rallentare un pò, facendomi perdere qualche posizione, la mia caviglia malandata non mi fa sentire sicuro. Neanche il tempo di finirla che riparte una salita, bella ripida le rocce ci obbligano a sollevare le gambe più di quanto vorremmo, recupero qualcuno, la vista mare cerca di renderci il tutto più dolce, invano. Sembra finita, lo è, ma guarda un pò, altra discesa, altri sassi, si arriva a Verezzi, si attraversa parte del borgo, tento di sciogliere le gambe e ci riportiamo sotto ad una salita, più corribile, a zig zag, ho un buon passo e salgo “veloce”, arrivo in cima e come sempre segue una discesa, mi butto giù, aspettando quel pezzo corribile che avevano descritto nel briefing pre gara, arriva. Finalmente posso far girare le gambe. Cazzo, dura pochissimo, mi si para davanti uno strappo spacca gambe, si sale quasi con le mani, una ragazza mi passa spedita saltellando, boh. Siamo al 16°. Cerco sempre di sopravvivere, ci riesco, spero che ora si scenda verso il paese da dove siamo partiti, Tovo San Giacomo, da dove poi si riprenderà per l’ultima parte di gara. Le gambe girano ancora dignitosamente, trovo un compagno di viaggio con cui scambiare due chiacchiere, e ci siamo, vediamo il paese, 21°km. Mi sento quasi felice, mi sembra quasi che sia finita. Non è
così. Inizia una salita secca, dura, cerco di tenere un passo costante, recupero qualcuno, fatico, boccheggio e cerco di non guardare in alto, non voglio sapere quanto manca. La presenza dei volontari mi fa capire che potremmo esserci, in effetti la pendenza diminuisce, si annulla, ed inizia un saliscendi molto nervoso. Inizio a correre. Forse correre è un parolone grosso, metto un piede davanti all’altro, le gambe sono rigide, con il cambio di ritmo i crampi sono dietro l’angolo. Resisto. Su e giù, su e giù, inizio a crollare, il mio compagno di viaggio mi stacca. Spero sia l’ultima discesa, l’affronto con calma, attraverso un fiume ed inizia un lungo tratto pianeggiante che riesco a correre. Conto i km che scorrono sotto i miei piedi, 25°,26°,27°…vedo il paese, sento lo speaker, ci siamo. Mi tocca un ultimo strappetto di 50m, che non avrei mai corso se non avessi visto la mia ragazza farmi un video, prima di raggiungere il rettilineo del traguardo. Non posso fare
brutte figure con i followers. Ultimo sforzo ed è arrivo.
3h23’34” 31°/241 posso ritenermi soddisfatto.
Filippo Cantarini