Filippo Cantarini: la mia prima Maratona

Il primo amore non si scorda mai, giusto? Non credo che possa considerare la maratona come un vero amore, ma di certo non la dimenticherò facilmente…
Le mie aspettative probabilmente erano un pò troppo alte, provare a stare sotto le 3h la prima volta potrebbe essere sembrato a tanti un filo presuntuoso, ma per come mi sono sentito in questo mese e mezzo di allenamenti, valeva almeno la pena provarci.
Le incognite sono sempre tante, come vestirsi, farà freddo o no, quando mangiare, riuscire a tenere quel ritmo per così tanti km…fatto sta che ti ritrovi in griglia con migliaia di persone, con l’orologio che ti segna 80-90 battiti al minuto e sei fermo e forse dovresti capire che sarà ancora meno scontata di come te l’aspettavi, se possibile. Parti e ti metti al tuo ritmo sin da subito, stai bene e provi a godertela…e tutto sommato andrebbe anche bene, se non fosse per un caldo incomprensibile per il 15 dicembre, dopo giornate di freddo becco, sudi, maledici di esserti messo la maglietta termica, ma provi a fare finta di niente e vai avanti.
Arriva il tappeto della mezza maratona e stai bene, un sorriso sembra quasi uscirti dalle labbra screpolate, e vai avanti, il rettilineo di Tirrenia e Marina di Pisa è lungo e non lascia spazio a distrazioni, sei tu e il tuo cronometro che scorre…
Però arriva il 30°, non presto, ma arriva, e capisci che sarà durissima tenere quel passo. Inizia quell’infinita strada sul lung’Arno, che ha anche la presunzione di essere in falsopiano, e con lei iniziano a sprofondare le speranze…l’interruttore va su off ed il calvario non avrà fine fino al traguardo, col la sensazione che è un misto fra la voglia di morire e quella di non mollare, sul quel filo del rasoio che è l’essenza stessa di questa gara. Stringo i denti, rallento drasticamente, soffro e porto a casa la mia maratona. Il traguardo è un misto di delusione e felicità che sia finita. Però è stato importante sbatterci la faccia, perché la maratona ti mette a nudo, ti spoglia completamente di ogni tua convinzione e velleità e non ti permette di nasconderti dietro ad un dito, viene fuori quello che sei e quello che hai nelle gambe, a prescindere che tu ci metta 3,4,5,6 ore, le sensazioni e la sofferenza sono le stesse. Una gara che merita rispetto, bella e dannata, ma proprio per questo viene voglia di farla.
Complimenti a tutti gli Orange in gara, è bello fare parte di questo gruppo!

Filippo Cantarini